L’evoluzione del corporate reporting verso la sostenibilità ha subito un’accelerazione negli ultimi anni, in risposta alle crescenti aspettative sociali e degli stakeholder. Se negli anni ’80 e ’90 l’attenzione per temi ambientali e sociali portò alla nascita dei primi bilanci ambientali e sociali, queste esperienze erano ancora episodiche, frammentarie e spesso affidate a consulenti esterni. Solo nel nuovo millennio si è consolidata la necessità di un’informativa più ampia e strutturata, includendo anche aspetti di governance, come la remunerazione del management e del board. Questa evoluzione ha portato alla convergenza di tematiche ambientali, sociali, economiche e di governance in un concetto unificato di sostenibilità, inteso non come somma di fattori distinti, ma come equilibrio tra essi per garantire la continuità aziendale nel tempo. La rendicontazione sulla sostenibilità stimola maggiore consapevolezza strategica nelle imprese e apre nuovi spazi di lavoro e competenze, generando la necessità di nuove figure professionali integrate nel reporting aziendale. A livello internazionale, alcuni sviluppi chiave stanno influenzando il quadro normativo. Nel settembre 2020, la Fondazione IFRS ha pubblicato un documento di consultazione per la creazione di uno standard di sostenibilità, concentrandosi in particolare sugli aspetti legati ai cambiamenti climatici. Inoltre, la fusione tra IIRC e SASB ha portato alla nascita della Value Reporting Foundation, con l’obiettivo di semplificare e rendere più coerente il corporate reporting. Infine, nell’aprile 2021, l’Unione Europea ha proposto una nuova Direttiva sulle informazioni di sostenibilità, che amplierà il numero di imprese coinvolte e affiderà all’EFRAG il compito di sviluppare nuovi standard europei per il reporting, richiedendo alle aziende un rapido adattamento ai cambiamenti in corso.

